Majella Orientale, altitudini e fioriture ostinate.

Fioritura della sulla con Majella Orientale sullo sfondo

Autoproduzione e orto: il valore delle antiche pratiche.

L’abbandono della media montagna coincide con la cessazione di antiche pratiche agricole e con una progressiva distrazione umana. L’uomo è meno concentrato sull’autoproduzione del cibo, necessario come sempre per la propria sussistenza. L’interesse per la preparazione dei fondi, la custodia dei semi, l’organizzazione del lavoro in sintonia con il meteo, restano usanze di certi vecchi contadini che si occupano delle ricorrenze agricole per abitudine e per passatempo. A volte ripescano qualche detto dal passato: “Se vedi neve in montagna prendi il sacco e vai in campagna”. Erano leggi per abitare la propria porzione di mondo, oggi sono note di folclore, stratagemmi approssimativi per mostrare la saggezza dei nostri anziani.

L’agricoltura del passato era pesante, comportava sacrifici importanti con soddisfazioni economiche relative, per questo nel tempo ci siamo occupati di altro. Eppure insieme ai mestieri nuovi l’uomo potrebbe curare il proprio orto e autoprodursi cibo genuino, a beneficio di sé stesso e della propria piccola ma sacrosanta indipendenza alimentare. Ciascuno nel proprio piccolo si accorgerebbe della gratificazione unica che si prova quando il risultato del lavoro nell’orto corrisponde al cibo che si posa in tavola e della segreta soddisfazione che si rivela mentre si è impegnati nell’accudire terreni che hanno nutrito generazioni di antenati.

Flora pedemontana e piante nettarifere: l’origine dei mieli della Majella Orientale.

L’area pedemontana della Majella Orientale offre una moltitudine di piante di interesse apistico, dalle quali le api sanno estrarre nettari prelibati che rappresentano l’origine di mieli preziosi. Si tratta di pascoli o di antichi seminativi, caratterizzati soprattutto dalla presenza di piante di sulla e lupinella che rendono i versanti rossi o rosa rispettivamente. I semi riposano nel suolo e ogni stagione germogliano ancora, diventano fiore e tornano a cadere nel suolo che sempre li custodisce. Sono l’eredità botanica del luogo stesso. Soprattutto dopo le primavere piovose i prati tornano a vegetare e a coprirsi di fioriture molteplici. Le cromie dei panorami rivelano la vita dei luoghi che non restano mai uguali a sé stessi nel corso delle stagioni. La montagna cambia vestito ogni stagione nuova, dopo le gelate indossa prati verdi e rossi, si rinnova con le temperature e gli umori climatici. I mieli rappresentano il risultato di un’opera corale sul palcoscenico della biodiversità, dove ciascuna pianta o ape svolge il proprio piccolo ma irrinunciabile ruolo.

Vento, roccia e fioriture rare: la vita oltre i 1800 metri.

Nontiscordardimè dell’Appennino (Myosotis ambigens) cresce sui pascoli montani e sui pendii rupestri dai 1300 ai 2500 m, fiorisce nel periodo maggio – luglio. Comune sotto i 1800 m, poco comune oltre.
Peverina di Thomas (Cerastium thomasii), cresce sui pendii rupestri, oltre i 2200 m, fiorisce nel periodo tra luglio e agosto. Poco comune.
Astro alpino (Aster alpinus), cresce sulle praterie sassose oltre i 2200 m, fiorisce nel periodo luglio – agosto. Rara.
Stella alpina dell’Appennino (Leontopodium alpinum), cresce su creste e pietraie oltre i 2300 m, fiorisce nel periodo luglio – agosto. Abbastanza comune.
Campanula graminifolia (Edrajanthus graminifolius), cresce su pendii rupestri tra i 1300 e i 2600 m, fiorisce nel periodo giugno – agosto. Abbastanza comune.
Silene delle fonti (Silene pusilla) cresce sulle rupi ombrose dai 1500 ai 2500 m, fiorisce nel periodo giugno – luglio. Comune ma localizzata.